A Giancarlo Perani

Dedico questo spazio di discussione aperto a Giancarlo Perani, dirigente della Regione Calabria che ha sempre guardato con particolare attenzione il lavoro e l'opera degli editori calabresi. Giancarlo Perani è scomparso prematuramente nell'ottobre 2008, dopo aver lottato contro un male incurabile. A lui si deve la realizzazione del convegno, a Palazzo Campanella di Reggio Calabria il 14 marzo 2002, per la presentazione sull'ordinamento di legge sull'editoria libraria calabrese. Nella foto con l'editore Demetrio Guzzardi, mentre interviene alla Fiera del libro di Torino.
venerdì 14 novembre 2008

Una inchiesta di Avvenire sulla "crisi" del libro


Il quotidiano Avvenire, nel suo insero culturale Agorà, (pagina 29), l'11 novembre 2008, ha pubblicato la prima puntata di una inchiesta sulla crisi del libro. Credo che l'argomento interessa molto anche gli editori calabresi.
Se poi qualcuno vuole leggere (sono solo 7 pagine in .pdf) altri consigli (tanto sono gratis) può cliccare su questo link:

Dalle comparse in tv alle presentazioni pubbliche fino alla frontiera del Web: gli editori italiani cercano le idee più efficaci per promuovere la lettura. Ma l’incontro diretto con l’autore resta il mezzo più emotivamente idoneo: in un mercato dove escono 165 titoli al giorno

LA CRISI COLPISCE IL LIBRO: ORA CHE FARE?
di FILIPPO MARIA BATTAGLIA

Certo: il fenomeno delle vendite è Fa­bio Fazio. Il passaggio di un libro a Che tempo che fa «garantisce - assi­curano gli addetti ai lavori - almeno due­, tre mila copie vendute», tanto da rendere necessario l’avviso con una decina di gior­ni d’anticipo ai distributori di tutta Italia. Ma siccome da Fazio vanno alcuni autori ogni settimana, mentre la media giornalie­ra dei volumi stampati oscilla intorno a quota 165 (dati Aie), una qualche altra for­ma di promozione editoriale va comunque trovata. La più diffusa resta quella dell’incontro con l’autore. Obiettivo? Far conoscere il libro appena pubblicato, con un’avvertenza, per molti editori decisiva. Evitare ciò che alcu­ni chiamano «effetto parenti della sposa»: sale deserte o semideserte, presidiate da a­mici e affiliati dello scrittore di turno che, per affetto o per opportunità, non hanno potuto opporre il loro niet. Situazione nient’affatto isolata, anche perché ogni an­no, in una grande città come Roma e Mila­no, ci sono più di tremila presentazioni. Dunque, può persino «venire il dubbio che questo genere di iniziative non serva gran­ché. In realtà - dice Ottavio Di Brizzi, diret­tore editoriale della Bur - posta così, la que­stione è priva di senso. Tutto dipende infat­ti da ciò che si chiede ad un incontro. Chi cerca la redditività immediata, resta presto deluso, ma queste occasioni sono utilissi­me perché costituiscono l’unico metodo alternativo a recensioni e manchette pub­blicitarie. Diciamo che sono il terzo ele­mento di un triangolo per il resto costituito dal lavoro degli uffici stampa e dalla pub­blicità ». Lo scopo è comunque quello di innescare il passaparola: «Per suscitarlo - spiega Ce­sare De Michelis, presidente e direttore e­ditoriale della Marsilio - ci sono tanti modi: quello più efficace è fare conoscere gli au­tori ai lettori». Seppure altalenanti, i risulta­ti non sembrano scoraggiare: «Ne è una conferma - continua De Michelis - il suc­cesso di festival come quello di Mantova, una cartina di tornasole utilissima a com­prendere che, se bene organizzati, le rasse­gne culturali (e non mi riferisco solo all’ini­ziativa mantovana) sono occasioni utilissi­me per promuovere la lettura». «L’idea che alla fine di una giornata parti­colarmente stressante ci si debba liberare dagli impegni serali di lavoro e attraversare mezza città per assistere ad un incontro, da molti è vissuta più come una condanna che come un sollievo», dice Alberto Castel­vecchi, fondatore dell’omonima casa edi­trice, ora in procinto di iniziare una nuova esperienza editoriale con un marchio com­pletamente nuovo, fondato insieme ad Ali­berti. «Tutto cambia, invece, se si decide di dedicare una giornata ai propri interessi, a­vendo anche la possibilità di assistere a u­no o più incontri con temi e relatori tra i più diversi. Ecco perché, rispetto alle tipi­che presentazioni, festival e rassegne han­no una loro utilità: rappresentano un’op­portunità per un lettore, a cui tra l’altro vie­ne lasciata ampia libertà di scelta». L’incombente crisi economica, poi, non aiuta di certo l’editoria. Per questo, puntare di più sul punto vendita diventa «priorita­rio. Investire risorse con una pubblicità a­deguata in libreria alle volte può essere la direzione più corretta. Oltre che sulle pre­sentazioni, - spiega Cecilia Perucci, a capo della Corbaccio da oltre quindici anni - co­me casa editrice investiamo molto su iniziative promozionali e su una rivista del nostro gruppo, Il libraio, ideata da Leo Longanesi proprio con l’intento di avvici­nare i lettori, fornendo loro informazioni più dettagliate sui libri». Per Fiorenza Mursia, «la presentazione re­sta comunque l’unica promozione che funziona per davvero, l’unica che fa sentire la libreria veramente viva». Con esiti alle volte imprevedibili: in casa editrice ricor­dano ancora il debutto di un saggio su Sant’Agostino con don Luigi Negri, Arman­do Torno e Gio­vanni Reale in un serrato ping­ pong di citazio­ni greche. Era la sera del derby milanese di tre anni fa e c’era almeno una no­vantina di per­sone, buona parte delle quali intenti a prendere appunti. Ecco perché quest’anno Mursia ha già organizzato poco meno di seicento incontri. Più scettico, Antonio Sellerio: «Servono e non servono. Il vero problema è che biso­gna tener botta alla concorrenza di inter­net e altri mezzi». La piattaforma digitale può però costituire anche un’opportunità: «Il web 2.0 - è l’opinione di Castelvecchi ­ritorna utilissimo, dato che non serve più a dare notizie, ma a scambiare comunicazio­ni con i lettori. Se questi ultimi si sentono coinvolti nel progetto culturale grazie a strumenti come i blog e Facebook, sarà più facile coinvolgerli». Sulla stessa direzione, Chiarelettere. Il suo fondatore e direttore e­ditoriale, Lorenzo Fazio, ha deciso di scommettere buona parte delle risorse sul web. Così, oltre ai blog degli autori, c’è an­che un social network, creato apposta per far dialogare fra loro i lettori. Lo scopo è quello di «creare una comunità legata alla nostra casa editrice da un rapporto di par­tecipazione attiva che fa nascere in molti l’attesa per il nuovo libro». Invece Alessandro Dalai, presidente della BCD editore, resta convinto che ancora og­gi una risorsa siano le «tv locali e regionali, che spesso danno un senso all’evento». Ma le direzioni da poter sperimentare sono co­munque moltissime: Ornella Matarrese, per molti anni a ca­po delle relazioni esterne di Ca­stelvecchi, ora a Fanucci, ricor­da che «quando è uscito il Ma­nuale dello snob di Antonius Moonen, piuttosto che fare un’infinità di presentazioni, ab­biamo deciso di organizzare con Fabrizia Lanza Tomasi di Lampedusa una cena snob. At­torno al tavolo c’erano solo 15 giornalisti. Risultato? Un ritorno di stampa eccellente, molto di più di qualsiasi altra conferenza». Ma al di là dei numeri, resta il giudizio sul valore in sé dell’evento: «Ogni buona con­ferenza - dice Antonio Riccardi, direttore editoriale Mondadori - è la dimostrazione dell’adesione empatica che si instaura tra pubblico e autore e che avviene solo in un incontro pubblico. Una relazione impal­pabile e misteriosa, ma profondissima, che spiega bene il senso di fare la lettera­tura: non un simpatico passatempo di burloni che la scrivono e di nullafacenti che la leggono, ma qualcosa di più, una specie di vena aurifera che lega tra loro scrittori e lettori».
(Prima puntata, continua)
martedì 11 novembre 2008

PROMUOVERE IL LIBRO CALABRESE


È NECESSARIA LA LEGGE SULL'EDITORIA

Mi scrive Raffaele Leuzzi, titolare insieme alla moglie Caterina Di Pietro (nella foto) della casa editrice Nuove Edizioni Barbaro di Delianuova (RC).


Caro Demetrio, sono senz'altro d'accordo sulla necessita di una legge regionale sulla falsa riga di quanto tracciato nella precedente bozza e da te illustrato a Vibo. Ritengo importanti alcune cose:
1. La legge deve tutelare il prodotto calabrese, non tanto nella sua produzione (casa editrice) o autore (calabrese o non), ma deve promuovere il libro che a sua volta aiuta a valorizzare la nostra cultura, in tutti i suoi aspetti...
2. D'accordo sulla «de minimis», purchè questa sia utilizzata per pubblicazioni che valorizzano il patrimonio culturale calabrese (ti ribadisco che ritengo giusto che la legge tuteli tutte le case editrici calabresi, grandi e piccole) quindi ritengo utile, per la «de minimis», che sia data a discrezione della Commissione, che a sua volta valuterà il prodotto e l'operato della casa editrice atto a promuovere il patrimonio culturale calabrese.
3. Ritengo che la legge debba tutelare tutte le case editrici, grandi e/o piccole, ma dei paletti sulla definizione di «impresa editoriale» o «casa editrice» io li metterei!
domenica 9 novembre 2008

EDITORIA E «DE MINIMIS»


Mi è stato chiesto cosa è «la regola de minimis»?
Ecco una prima risposta

LA «DE MINIMIS»: UNA NORMA EUROPEA

Lo Stato e le altre Amministrazioni pubbliche possono erogare aiuti alle imprese solo nel limite di determinati massimali, fissati in percentuale sugli investimenti, autorizzati espressamente dalla Commissione europea. Ogni progetto di legge agevolativa deve pertanto essere notificato alla Commissione stessa. Fanno eccezione - oltre ad alcune categorie di aiuti esentati dalla notifica sulla base di specifici regolamenti di esenzione - gli aiuti di piccola entità, definiti dalla UE de minimis, che si presume non incidano sulla concorrenza in modo significativo. Le pubbliche autorità possono quindi erogare aiuti alle imprese di qualsiasi dimensione, in regime de minimis, senza obbligo di notifica, nel rispetto delle condizioni di cui, attualmente, al regolamento CE della Commissione n. 1998/2006.
L’importo totale massimo degli aiuti di questo tipo ottenuti da una impresa non può superare, nell’arco di tre anni, i 200.000 euro. Ciò significa che per stabilire se un'impresa possa ottenere una agevolazione in regime de minimis e l’ammontare della agevolazione stessa, occorrerà sommare tutti gli aiuti ottenuti da quella impresa, a qualsiasi titolo (per investimenti, attività di ricerca, promozione all’estero, ecc.), in regime de minimis, nell'arco di tre esercizi finanziari (l'esercizio finanziario in cui l'aiuto è concesso più i due precedenti). L’impresa che richiede un aiuto di questo tipo dovrà quindi dichiarare quali altri aiuti ha ottenuto in base a quel regime e l'amministrazione concedente verificare la disponibilità residua sul massimale individuale dell'impresa. Nel caso un'agevolazione concessa in de minimis superi il massimale individuale a disposizione in quel momento dell'impresa beneficiaria, l'aiuto non potrà essere concesso nemmeno per la parte non eccedente tale tetto.
Restano in ogni caso esclusi dall'applicazione del de minimis gli aiuti concessi al settore della produzione agricola, della pesca, dell'acquacoltura e dell'industria carboniera.
Il regolamento CE 1998/2006 ha infatti introdotto un'importante novità per quanto riguarda il campo di applicazione del de minimis, rispetto alla precedente regolamentazione (Reg. CE 69/2001): dal 1° gennaio 2007 possono essere concessi aiuti in de minimis anche alle imprese operanti nei settori della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli e dei trasporti, benché nel settore del trasporto di merci su strada per conto terzi si escluda l'acquisto di veicoli e si preveda, in generale per il trasporto su strada, un massimale limitato a 100.000 euro ad impresa beneficiaria.
Dal computo dei 200.000 euro vanno esclusi gli aiuti che un'impresa possa avere ottenuto o potrà ottenere in base ad un regime autorizzato dalla Commissione o esentato ai sensi di uno specifico regolamento di esenzione. Tuttavia, il cumulo (vale a dire la concentrazione sulle stesse speseammissibili) di un'agevolazione de minimis con altri aiuti di Stato esentati o autorizzati è consentito solo se non si superano le intensità di aiuto previste per quell'intervento dalle regole comunitarie pertinenti.

LEGGI REGIONALI SULL'EDITORIA: PIEMONTE, LAZIO E SARDEGNA


Alcuni amici mi hanno segnalato che lo scorso 25 giugno 2008 la Regione Piemonte ha approvato la Legge regionale n. 18 Interventi a sostegno dell'editoria piemontese e dell'informazione locale.
Se vuoi leggerla
Anche la Regione Lazio, ha la sua nuova normativa:
Se vuoi leggerla
Da tener presente anche la normativa della Regione Autonoma della Sardegna.
Se vuoi leggerla

ON. NUCERA: PRIMA BOZZA DI RELAZIONE ALLA LEGGE SULL'EDITORIA LIBRARIA CALABRESE


Il consigliere regionale on. Giovanni Nucera (nella foto durante il suo intervento alla Fiera del libro di Reggio Calabria), mi ha cortesemente inviato, in anteprima, la sua relazione alla legge sull'editoria libraria calabrese, che lo vedrà primo firmatario.



RELAZIONE ALLA LEGGE SULL’EDITORIA LIBRARIA CALABRESE

La presente proposta risponde a due esigenze di fondo che afferiscono l'editoria regionale. La prima è valorizzare la produzione di libri quale strumento insostituibile nel preservare e potenziare la cultura nella nostra regione in tutte le sue diversificate espressioni. La seconda è quella di sostenere un'attività imprenditoriale oggi, salvo qualche eccezione, limitata nelle dimensioni, circoscritta nei confini regionali, sovrastata e, quindi, in continuo ridimensionamento, dalla presenza sul mercato regionale dei grandi editori.
Salvaguardare spazi culturali, favorire l'individuazione di strategie imprenditoriali competitive attraverso l'ammodernamento ed il potenziamento degli impianti, attraverso il sostegno alla commercializzazione e promozione, sono questi gli elementi che consentono di dare una risposta positiva, anche in termini operativi, alle esigenze dell'editoria calabrese.
II disegno di legge, che consta di tredici articoli, è suddiviso in quattro capi.
Il primo afferisce le finalità, riporta le definizioni delle imprese e del prodotto editoriale, prevede l'istituzione del Registro delle imprese editoriali e la istituzione di una Commissione Regionale per l'Editoria, assegnando a tale organismo importanti compiti consultivi e decisionali nell'ambito, comunque, di stretti rapporti con le strutture regionali.
II capo due afferisce le tipologie di intervento per lo sviluppo dell'editoria definendo la natura degli interventi, le procedure di concessione e le procedure di valutazione. II capo tre rappresenta alcuni interventi di particolare valenza per la definizione di uno sviluppo complessivo del settore, in quanto nel predetto capo è prevista l’istituzione di un catalogo tematico annuale delle opere e delle attività editoriali in Calabria, l'istituzione di un premio per autori, imprese editoriali, bibliotecari e librai ed ancora il sostegno del prodotto editoriale di elevato valore culturale diversificandolo, pertanto, dal concetto di editoria tradizionale. Infine l'articolo 10 del predetto capo prevede il sostegno della lettura di prodotti editoriali all'interno delle scuole dando priorità a quei prodotti di imprese editoriali regionali. II capo quattro è relativo alle norme finanziarie ed al necessario coordinamento della presente proposta di legge con la vigente normativa regionale.
sabato 8 novembre 2008

SOSTEGNO ED INCORAGGIAMENTO PER UNA "BUONA" LEGGE SULL'EDITORIA IN CALABRIA


Stanno giungendo numerose telefonate ed e-mail di sostegno ed incoraggiamento per la nuova iniziativa di presentare una legge regionale sull'editoria libraria. Di seguito alcuni messaggi.

MICHELE FALCO della Falco editore di Cosenza
Caro Demetrio ti ringrazio per l'invito, ma purtroppo impegni già precedentemente presi mi costringono ad essere altrove. Il mio sostegno ad una legge regionale, però, che tuteli e sostenga chi con serietà e professionalità svolge la nobile professione dell'Editore è scontato. Se puoi informami via mail sui risultati dell'incontro di sabato che terrete a Vibo Valentia.

EUGENIO SANTELLI della Nuova Santelli di Cosenza
Ciao Demetrio, come sai sono ancora impegnato con le vendite e le rese per cui ho delle difficoltà a muovermi. Intanto ti ringrazio per l'interessamento a favore dell'intera categoria, ma sai anche che non vendo alla Regione Calabria miei libri da non meno di 15 anni, nè ho mai ricevuto finanziamenti o quant'altro, sia perchè non faccio loro richieste, sia perchè ho scelto la linea della diffusione di massa attraverso la stampa di editoria prettamente scolastica. L'occasione per augurarti e augurare a tutti buon lavoro con la speranza che finalmente la Regione sia presente e partecipe e che capisca che solo attraverso un lancio culturale ai suoi massimi livelli trova la strada per una equilibrata e più giusta società.

ANNAMARIA PERSICO della InCalabria di Lamezia
Gentile dott. Guzzardi, chi le scrive è la titolare di InCalabria Edizioni (l'articolo della Gazzetta riguardante la Fiera del libro calabrese presente nel suo blog parla anche di me) e ho saputo della sua iniziativa sulla legge regionale sull'editoria dall'amico Cenzino Gigliotti. Mi chiamo Annamaria Persico e ho messo su a Lamezia circa sette anni fa la mia piccola casa editrice producendo una decina di titoli. Faccio, o meglio, cerco di fare con molta fatica ma anche tanto entusiasmo e a volte anche soddisfazione, editoria di territorio: libri spesso a carattere divulgativo, dalla grafica bella e curata (perchè penso che i libri devono essere anche belli oltre che buoni), dal prezzo contenuto. A volte pago anche gli autori. Quando dico che la mia è una piccola casa editrice intendo dire proprio questo; è piccola e tale deve rimanere un po' perché non posso competere economicamente con i colossi dell'editoria calabrese, un po' perchè credo molto nell'editoria di territorio che altrove va molto bene anche economicamente e penso che da noi in Calabria in questo momento storico sia quanto mai necessaria perchè la Calabria dev'essere amata, raccontata e fruita prima di tutto dai calabresi. Ho partecipato alla Fiera del libro calabrese tenutasi a Lamezia la settimana scorsa e la giudico senz'altro un'esperienza positiva, una buona vetrina per noi piccoli ma soprattutto un modo per conoscere colleghi, quasi tutti più anziani di me e tutti degni della massima stima e rispetto per il lavoro bello e importante che svolgono.
Dopo questa doverosa presentazione posso dirle che sono senz'altro d'accordo che questa benedetta legge sull'editoria venga presentata e approvata. Io ne sento parlare da una vita, più o meno da quando conosco mio marito, Federico Arcuri (che mi ha detto di averla conosciuta anni fa insieme al mio compianto cognato Rosario) anche lui editore ma di giornale e anche lui affetto da questo strano morbo che è la passione per la carta stampata.
Penso però che noi piccoli editori, dobbiamo chiedere questa legge (e anche tutto il resto cui abbiamo diritto) con tutta la nostra dignità di operatori della cultura e soprattutto senza vittimismo, atteggiamento molto "calabrese" e assolutamente insopportabile. Don Natale Colafati alla Fiera ha detto che questa classe politica non ci merita e anch'io ne sono più che mai convinta. Non facciamo affidamento su di loro, almeno non solo su di loro, ma su di noi, mettendoci in rete e lavorando tutti insieme per raggiungere obiettivi comuni, che sia la legge o altro.
Detto questo, caro dott. Guzzardi, la ringrazio per quello che sta facendo e, se possibile, mi tenga aggiornata sul prosieguo dell'incontro di Vibo.

SIA: RIVEDERE MOLTI PUNTI DELLA BOZZA


Tito Sia della casa editrice "Edizioni TS" mi ha inviato due contributi, abbastanza critici, sul testo della legge. Naturalmente i giudizi espressi sono dell'autore che aprono un ulteriore dibattito.

PRIMO CONTRIBUTO
Spiacenti per oggi di non poter partecipare all'incontro a Vibo Valentia; siamo interessati a questa legge sull'editoria, alla quale vorremmo fornire anche il ns. modesto contributo.
Il primo suggerimento che riteniamo di poter dare, è quello di puntare ad una legge che, rifacendosi all'editoria nazionale italiana, garantisse aiuti finanziari consistenti. Infatti tutte le più importanti testate italiane ricevono contributi milionari, tipo 20.000.000,00 di euri il Sole 24 Ore, € 10.000.000,00 al Foglio di Ferrara e via di questo passo, per non parlare delle più qualificate case editrici.
Non limitiamoci a concepire una legge minoritaria, tanto per farla, chiedendo l'elemosina.
La Regione Calabria, le cui elargizioni in tutti i campi sono arcinote, può e dovrebbe essere da noi convinta a muoversi in quella direzione, di cui accennavo prima. Aiutando e valorizzando le aziende editoriali e le loro eventuali testate giornalistiche che vantano, almeno, attività ventennali nel settore, distinguendo e separando le categorie, squisitamente, editoriali da quelle prettamente tipografiche che sono tutta un'altra cosa.
Detto questo, abbiamo letto la Vs. bozza di progetto di legge, pertanto, pur apprezzando la sua generale impostazione, dovrebbe essere rivista in molti punti, poichè, a ns. giudizio, così come appare in questa, speriamo, prima stesura, non aiuterebbe molto la ns. causa, anzi, in alcuni punti risulterebbe addirittura dannosa e controproducente per la ns. categoria.
Ci dichiariamo disponibili al confronto ed a parlarne insieme tra i soli addetti ai lavori.


SECONDO CONTRIBUTO
Caro Demetrio, anch'io ti ringrazio, innanzitutto, per la tua correttezza nell'avermi interpellato, in una regione come la nostra dove, tu mi insegni, la correttezza non è di casa.
A proposito della differenza tra editori e tipografi, che direi trovano conveniente fare anche gli editori, esiste una grossissima differenza che però è sostanziale, al contrario di quanto tu possa pensare, fermo restando, per carità che a questo mondo servono tutti: l'editore puro, dispone della sua sola creatività, del gusto artigianale di pensare, di progettare e di pubblicare il suo prodotto librario, che è fatto essenzialmente dei tempi lunghi della ricerca, della ideazione, della scelta meticolosa dei tempi, nella speranza che il suo prodotto editoriale possa incontrare, alla fine, il favore del pubblico, che, detto in una parola, il suo libro venda!!!!
L'editore puro, ogni volta che pubblica un libro, assume un impegno oneroso, compie una scelta da cui dipende anche la sua stessa esistenza professionale, insomma rischia in proprio, accetta una sfida che è impari, affronta costi rilevanti, in un settore dominato dalle lobby, dai comitati d'affari, dai potentati, dalle amicizie prevalentemente politiche che garantiscono ai mediocri un successo fittizzio, ma sicuro, una prassi consolidata che però sconvolge il mercato e arreca danni incalcolabili alla cultura libraria e meridionale in particolare, perchè gli amici degli amici hanno la presunzione di voler pubblicare di tutto, libri che non leggerà nessuno, ma che appunto acquistano con generosità gli enti pubblici.
Questo, principalmente è ciò che capita, riassunto in breve, all'editore puro, tralasciando, ovviamente per esigenze di brevità, una serie infinita di accidenti e di ostacoli inimmaginabili che deve affrontare l'editore puro.
Il tipografo no, al contrario tutto ciò che ho esposto risulta per lui irrilevante, senza per questo disprezzare la categoria, ci mancherebbe, ma perchè ha la possibilità di pubblicare di tutto e il più in fretta possibile, a costi di stampa che sono per lui irrisori e che contribuiscono a tenere occupate le macchine, in quanto il suo giro economico è sostenuto e garantito dalle committenze, per cui in una anno si trova ad avere un catalogo di tutto rispetto, a volte infarcito di schifezze, che sono però relative, ma che gli consentono di raggiungere il suo obiettivo che è quello di accrescere la sua presenza sul mercato. Questa è una delle tante differenze. E tu affermi che di questo aspetto non ne faresti una differenza?
Ben vengano dunque la legalità e la moralità, regole perennemente fondamentali di una società civile, alle quali tu ti appelli, per dare forza alla nascita ed alla ns. firma di questa legge sull'editoria, di cui da tanti anni si parla, in periodi più o meno frequenti, senza ben capire però, mi sembra, l'esigenza da cui si muova e prenda forma, o peggio ancora a chi possa giovare. Come è certamente a te noto, io esercito questa nobile arte editoriale da oltre un trentennio, ininterrottamente, dal lontano 1982, quando ero poco più che un ragazzo, in un periodo in cui eravamo in pochi, una sparuta, forse una cinquina di nomi, suddivisi tra la Provincia di Cosenza, Reggio Calabria e Catanzaro. Ricordo che decisi di diventare editore e di fondare la mia prima ed unica casa editrice, che porta il mio nome, per pubblicare un libro che costava troppo stampare e che per stampare da quell'editore dovevo pagare, una prassi, oggi come allora è ancora piuttosto in voga.
Rispondo alla tua domanda sul perchè questa legge, se fatta male, intendiamoci, risulterebbe dannosa alla nostra categoria: innanzitutto esiste una normativa che è quella della legge nazionale per l'editoria, la quale proprio per le considerazioni di cui sopra, non è attivabile dal piccolo editore, figuriamoci se poi è anche meridionale. I fondi di questa legge sono stati decimati, la gran parte viene letteralmente assorbita dalle grandi case editrici nazionali, vedi Mondadori, Rizzoli etc, e comprende procedure bancarie complesse che è meglio lasciar perdere.
Mi chiedi se voglio collaborare fornendoti osservazioni o emendamenti, purtroppo non ho tutto questo tempo, mi limiterò ad esternare alcune mie brevi e personalissime considerazioni che sono frutto del mio libero pensiero e della mia esperienza di vita.
Articolo 1 - Finalità
Torniamo a quanto ho espresso fin qui. L'iniziativa editoriale privata non può essere messa sullo stesso piano dell'iniziativa editoriale pubblica, in quanto regole, normative, aspetti fiscali e giuridici differenziano le due appartenenze, che sono l'antitesi l'una dell'altra e sono separate da un abisso, è un paradigma che non regge, come vedi, già dall'inizio si parte con il piede sbagliato. Come tu sai, da molto tempo, ormai, gli enti pubblici, con alterne vicende, si sono dotati di testate giornalistiche locali, a prevalente diffusione politica ed ideologica, a distribuzione gratuita, sostenute da contributi, queste pubblicazioni danneggiano il mercato editoriale, perchè il lettore avendo acquisito l'informazione, a titolo gratuito, non compra altri giornali.
Articolo 4 - Commissione Regionale per l'Editoria
No, si istituisca un alto patronato presso la Presidenza della Giunta Regionale, che sulla base di provati meriti editoriali, conquistati sul campo del libero mercato, in attività almeno ventennali, l'azienda editoriale garantisca e sia meritevole degli aiuti richiesti.
Articolo 5 - Interventi di sostegno alle Imprese editoriali
No, decisamente no, il sostegno agli investimenti, è un aspetto della legge umiliante e riduttivo, per questi aspetti, puramente materiali delle strutture di cui una ditta che si rispetta deve disporre, si dovrà ricorrere alla normativa regionale del competente Assessorato alle Attività Produttive, che deve tenere in debito conto anche le aziende editoriali. Infatti che vada rivista la legge attuale, la quale nel recente bando dei PIA (Piani Integrati Aziendali) non ha facilitato l'accesso ai contributi previsti alle imprese minori, ponendo paletti ed ostacoli insormontabili. Questa è la fonte finanziaria, anche e soprattutto per le imprese editoriali. Inoltre, le Imprese editoriali devono presentare, non prototipi, ma progetti editoriali validi, che siano meritevoli di pubblicazione, con titoli che il mercato possa recepire e che riguardano la composizione e la produzione del catalogo dell'azienda editoriale, questo è il vero problema, su questo aspetto ha valore il sostegno finanziario, è su questo che l'azienda editoriale si gioca la sua partita professionale, economica e commerciale.
Articolo 6 - Procedura di concessione dei contributi
No, è inaccettabile pensare che ci possa essere un limite di tempo per realizzare progetti editoriali, è pura follia, altrimenti è scritto al punto 4 si incorre nella decadenza dei benefici. Insomma un pastrocchio di controlli di norme e di divieti inaccettabili. Non è materia l'editoria che si possa trattare in questa maniera. L'editore ha il dovere ed il piacere di confezionare nei tempi dovuti il suo prodotto editoriale, che se è buono si vede subito, questo è l'obbligo che ha. Ecco perchè, come ti dicevo una brutta legge può addirittura essere dannosa per il settore.
Articolo 7 - Procedure di valutazione
Non mi esprimo, qui sarei volgare. Richiedere polizze assicurative, per non dire bancarie a dei poveri editori è come ucciderli sul nascere. No mi fermo qui, non riesco ad andare avanti.
Articolo 11 - Misura massima dei benefici finanziari
Al punto due "dulcis in fundo": «l'importo dei contributi concedibili è soggetto all'applicazione della regola del "de minimis" cioè poco più di € 200.000,00». Insomma una cifra che può forse bastare a stampare un solo libro.
Come vedi caro Demetrio Guzzardi ti ho detto la mia, che concludo ripetendoti ciò che ti ho detto nella mia precedente risposta al tuo invito: guarda e guardate alle leggi dell'editoria nazionale, alle quali mi unirei anch'io, le quali non sono scritte, perchè nessuno ha avuto la necessità di scriverle, perchè vanno al sodo: i giornali nazionali italiani, le grandi testate giornalistiche ricevono dallo Stato Italiano milioni di euri per fare questo o quell'altro giornale, anche se quei giornali non vendono e anche se ogni mattina si accumulano le rese del non venduto, questa è la realtà caro Guzzardi. Questo è il solo aiuto sostenibile che l'editoria meridionale possa richiedere e che meriterebbe di avere. Con affetto e stima.